La musica nella relazione educativa e nella relazione di aiuto

LUCA BERTAZZONI ­– MANUELA FILIPPA – AMALIA LAVINIA RIZZO (a cura di)
La musica nella relazione educativa e nella relazione di aiuto
Quaderni di Pedagogia e Comunicazione Musicale, Vol. 6/2019, pp. 257, € 15,00

A CHI SI RIVOLGE

Il volume si rivolge a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in relazioni educativo-musicali di cura e di aiuto alla persona: docenti, ricercatori, educatori, operatori sociali, terapisti, animatori musicali, musicoterapisti, interessati a promuovere una “cultura dell’ascolto” come postura di relazione con il prossimo.

MOTIVI DI INTERESSE

I contributi raccolti derivano, per la maggior parte, dalle relazioni presentate nell’omonimo convegno dalla sezione SIEM di Macerata nello scorso aprile, con l’obiettivo di confrontare diverse esperienze formative e terapeutiche in cui l’ascolto rappresenta il denominatore comune, pur nella specificità che caratterizza le diverse pratiche di relazione sonoro-musicale.

Attraverso i vari saggi si dà testimonianza di come negli ultimi anni si siano moltiplicati i contesti di azione e gli ambiti di ricerca in cui la musica si fa luogo di formazione, di cura, di promozione del benessere personale e sociale, concretizzando il più autentico significato della prospettiva inclusiva. Come afferma Malaguti (p. 34) «riconoscere la dimensione della fragilità quale componente costitutiva della natura umana, comporta la possibilità di aprirsi anche all’idea di una umanità che si evolve e si trasforma, […] per raggiungere una buona qualità di vita per tutti e per ciascuno, all’interno di una cornice di riferimento di solidarietà, sostenibilità sociale e ambientale».

In accordo con le più recenti indicazioni internazionali in tema di salute e di educazione, i diversi contributi danno sostanza ad alcuni fondamentali concetti quali identità, salute, educabilità, emancipazione, autonomia, partecipazione, cittadinanza, ecologia.

All’interno di paradigmi epistemici interdisciplinari si dà testimonianza della nascita di nuove professioni: il Music Motor trainer (Crispiani), il Community music trainer (Coppi) o di nuove tecnologie sperimentate nella riabilitazione di gravi cerebrolesioni, come il guanto Remidi T8 (Pierini, Romagnoli). Quanto mai attuale anche l’invito a valorizzare figure professionali già ampiamente operanti nel nostro sistema formativo, come l’insegnante di sostegno abilitato in strumento o educazione musicale (Rizzo), il quale può mettere a servizio del Consiglio di classe una expertise importante a supporto della progettazione di laboratori interdisciplinari e inclusivi, condotti con modalità ludiche e animative.

Ferrari argomenta il concetto di repertorio musicale quale scaffold, «contenitore e supporto della relazione» (p. 105) e nel suo scritto il concetto di “comunità di pratiche”[1] trova coincidenza nelle caratteristiche di quegli ambienti musicali inclusivi che rappresentano esempi di costruttivismo socio-culturale. «Se il contesto plasma i modi dell’apprendimento, il contesto definito da un progetto musicale forte per il gruppo diventa uno sfondo integratore per tutto il gruppo» (p. 117).

Altrettanto interessanti i contributi dedicati alla musicoterapia che, sulla scia degli studi di Stern, radica il proprio intervento sui processi di sintonizzazione affettiva e sonoro-musicale con il paziente, al fine di costruire una relazione intersoggettiva fondata sui criteri di non direttività, per favorire la massima libertà espressiva della persona e della sua creatività. In territorio limitrofo si collocano gli scritti di Filippa sulla musicalità condivisa quale strumento attivante di relazioni pro-sociali, e di Perondi sull’interessante progetto “Musica in corsia” dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Ricca di sollecitazioni la proposta di uno sguardo fenomenologico all’esperienza sonoro-musicale avanzata da Neulichedl secondo una prospettiva biologica, osmotica ed ecosistemica, come «processo circolare di scambi di energia codificata» (p. 248). Significativi appaiono i riferimenti al pensiero di Morin, Nattiez e al concetto di musicking con cui Small[2] descrive la musica essenzialmente in termini di processo interattivo, in cui Neulichedl vede «la potenziale matrice generativa del pensiero musicale umano» (p. 249).

Piera Bagnus

[1] Cfr. Etienne Wenger, Comunità di pratica. Apprendimento, significato, identità, Raffaello Cortina, Milano 1998.
[2] Christopher Small, Musicking: The Meanings of Performing and Listening, Wesleyan University Press, Middletown 1998.