Musica Picta

ALESSANDRA ANCESCHI
Musica Picta
Erickson, Trento 2019, pp. 232, € 20,00

Ognuna delle forme simboliche dell’essere umano – la parola, l’immagine, l’evento musicale, e potremmo continuare con le altre “intelligenze”, come Gardner le chiama – ha un potenziale semantico proprio, ben distinto da quello delle altre; verrebbe da dire inaccessibile alle altre: il musicista può comporre un poema sinfonico ispirato a un sonetto, ma è chiaro che il risultato sonoro del primo traduce un universo d’esperienze “altre” rispetto a quello del secondo. E viceversa.

Ciò non toglie che filosofi, letterati, artisti, musicisti si siano spesso interrogati sulle possibili affinità, o interferenze, tra una delle forme simboliche e l’altra. Per esempio la melodia paragonata alla linea, il timbro al colore, l’armonia alla giustapposizione di figure, la tonalità alla prospettiva centrica. E viceversa. A valle è l’insegnante che spiega ai suoi ragazzi le proprietà dell’una ricorrendo a quelle dell’altra. Nel suo volume Alessandra Anceschi si muove sia sul fronte dei fondamenti estetici, sia sulle possibili applicazioni didattiche, con la padronanza che mostra di aver maturato percorrendo sistematicamente una mole di scritti autorevoli dedicati all’argomento, accuratamente citati. Un merito speciale di Musica Picta è aver colmato da noi una lacuna, davanti a basilari lavori stranieri che già negli anni Cinquanta contavano sulle opere di Thomas Munro, Curt Sachs, Etienne Souriau.

Il lavoro di Alessandra Anceschi iniziava dai primi anni del secolo su questa stessa rivista. All’inizio del volume l’Autrice non si sottrae al compito preliminare di sciogliere il garbuglio sul singolare/plurale nell’uso dello stesso termine arte, in contrasto con il singolare applicato abitualmente alla musica, salvo poi parlare a volte di “arte musicale”. Ma poi va al cuore del rapporto fra le arti partendo dall’epoca dove l’interesse al confronto si fa più esplicito, man mano che si giunge ai nostri giorni; passando per l’età romantica. Fulcri familiari al musicista come al pittore sono la fase dell’impressionismo/simbolismo e quella dell’espressionismo: termini usati sia nelle storie dell’arte sia in quelle della musica. «La concezione “istantaneista” sostituisce la linea e il contorno con il colore, frantumandolo in piccoli tocchi giustapposti»: l’Autrice sta parlando di pittura, ma la frase potrebbe allo stesso modo figurare riferita a Debussy. Sinfonia in bianco, Notturno in nero e oro: titoli come questifanno capire quale consapevolezza di quella che potremmo chiamare intersensorialità maturassero i creativi del tempo; fino a giungere a quelle esplicite sintesi aleatorie di immagine e suono, Cage l’autore di riferimento. I rumori della strada invadono la casa, la tela di Boccioni, è inserita come evocatrice di un’aspirazione (il rumore che entra nell’immagine) che ai nostri giorni diventa possibile realtà. Al nostro tempo sono le forme più dirompenti a cercare la sintesi, l’arte materica, l’arte povera, l’arte concettuale, le installazioni, la net-art… Inevitabile almeno qualche riferimento all’arte della parola, con i lavori fonosimbolisti di Kurt Schwitters.

Destinato agli studiosi, ma prima ancora alla scuola, Musica Picta si offre come una miniera di proposte didattiche. Proposte implicite, lungo la prima parte del volume, che l’insegnante attento e disponibile al lavoro interdisciplinare coglie senza difficoltà, grazie all’abbondanza generosa di esempi di opere d’arte e di musiche. Esplicite nell’ampia seconda parte. Le sinestesie, le corrispondenze intersensoriali (per esempio “vedere” un colore in corrispondenza di un suono: come la gamma dal bianco al nero di Kandinski: «Nelle sue intensità più profonde il blu è un violoncello […] mentre quando si avvicina al bianco e si fa acuto è un flauto», p. 173) possono aprire la via, una via elementare, alle corrispondenze più ricche non più tra singoli piccoli casi ma su strutture anche complesse.

Le comparazioni tra musica e immagine possono aiutare l’alunno a capire meglio una particolare struttura musicale. Classico è il caso della Fuga in rosso di Klee, che richiama bene la struttura della fuga con la ripetizione dei moduli di colore. Pittori che s’ispirano a una pagina musicale. Musicisti che s’ispirano a una tela. Sono altrettanti casi che portano l’attenzione dell’alunno sulle proprietà formali dell’una e dell’altra arte. Più sottili, e adatte a scuole superiori, appaiono proposte ispirate per esempio alla disposizione spaziale – in doppio semicerchio – che Varèse fa dei suoi tredici esecutori, facendo migrare una cellula musicale da un esecutore all’altro.

Le corrispondenze investigate riguardano cinque modalità, tutte in grado di offrire occasioni al lavoro scolastico: tra suoni e colori; «analogie di natura formale e/o strutturale; interferenze e sovrapposizioni dei concetti di spazio e tempo; affinità di natura estetica; segno del suono, suono del segno». Quest’ultimo caso utile fin dalle scuole primarie. Ciascuna di queste categorie è sviluppata operativamente nella seconda parte del volume. Va anche detto che quasi tutte le musiche citate possono essere ascoltate in un apposito sito accessibile a ogni lettore; sito che mostra anche alcune suggestive creazioni musicali degli alunni, ispirate a esperienze d’arte.

Un limite del volume? Dichiarato dall’Autrice: l’arte visuale presa in considerazione è solo la pittura, con brevi accenni all’architettura. C’è da augurarsi che Alessandra Anceschi voglia regalarci una seconda opera dedicata all’architettura e alla scultura, anche se non così sviluppata, densa di concetti e di suggerimenti operativi, come il suo Musica Picta. Un testo questo che non dovrebbe mancare nella libreria di un insegnante.

Carlo Delfrati