Kontrasti [ovvero quando l'elettronica incontra i giovanissimi strumentisti]
Kontrasti: una genesi lontana
Questo lavoro ha alle spalle una storia molto articolata, che inizia due anni or sono, quando lo scrivente, chiamato a tenere il corso di Musica da camera per il biennio abilitante di didattica strumentale presso il Conservatorio “F. Ghedini” di Cuneo, ottiene dal Direttore di poter connotare fortemente l’insegnamento nell’ambito della musica d’insieme per bambini e ragazzi, sia come riflessione teorica (50 ore il primo anno), sia come sperimentazione sul campo (60 ore il secondo anno di progettazione e realizzazione di unità didattiche per gruppi di preadolescenti al primo corso della neonata “formazione di base”).
Tale impostazione, meno scontata di quanto si possa pensare1, ha permesso a un gruppo di una quindicina di ragazzi tra gli undici e i quattordici anni di affrontare il primo anno di corso di musica d’insieme (6 incontri di due ore e mezzo ciascuno) in modo affatto inatteso, seguiti quasi individualmente da un esperto e da una schiera di quindici docenti che componevano per loro e con loro, che li appoggiavano nelle esperienze di autonomia creativa e di montaggio di brevi brani da leggere, fino a giungere alla performance finale, frutto di un concentrato lavoro ideativo, di poche prove e di un respiro collettivo solidale e partecipato.
A partire da questa felice premessa, il secondo anno si è potuto proporre ai ragazzi un’attività d’insieme di qualche ambizione, approfittando della convinta disponibilità del docente di “Sistemi, tecnologie, applicazioni e linguaggi di programmazione per la multimedialità”, prof. Bruno Sorba, dell’affiatamento raggiunto dal gruppo e della sua acquisita capacità di gestire il lavoro in cicli concentrati e distanti, ma soprattutto grazie all’impegno (forse sarebbe più corretto parlare di abnegazione) delle tre sole allieve del secondo corso Serena Aimo, Angela Ferrando e Francesca La Carruba, già osservatrici partecipate del gruppo per tutto l’anno precedente e qui impegnate in prima persona nell’ideazione del progetto formale/strutturale, nella sua traduzione in partitura grafica, nella preparazione e nella conduzione in tempo reale della regia del suono e dell’immagine.
A loro dunque l’intero paragrafo seguente, dettagliata relazione sugli aspetti costruttivi e didattici.
Kontrasti: forma e linguaggio fra improvvisazione, tecnologia, alea e lettura
Fulcro del progetto è il contrasto città-campagna, come tòpos metaforico di un rapporto fra uomo e natura caratterizzato, soprattutto nei tempi a noi più vicini, dalla tendenza umana a sfruttare distruggendo più che a impiegare integrando e armonizzando.
Kontrasti è stato presentato ai ragazzi di volta in volta come un work in progress costruito in base ai loro livelli strumentali e alle loro proposte. L’organico originale prevede due flauti, oboe, clarinetto in si bemolle, chitarre, arpa, pianoforte, organo, due violini, viola, tamburelli, voce recitante, voce cantata e live electronics. Naturalmente la partitura può essere adattata in base alle esigenze e alla disponibilità di strumenti.
Le finalità del lavoro consistono innanzitutto nel consolidamento dello spirito di gruppo volto al raggiungimento di un obiettivo comune e nell’approccio all’improvvisazione, al montaggio estemporaneo di frammenti dati (una sorta di “alea controllata”) e alla lettura di musica scritta. La partitura è costruita sulla base della forma-sonata (introduzione - esposizione - sviluppo - ripresa).
Introduzione
È suddivisa in una parte improvvisativa, in cui si alternano momenti di accumulazione e rarefazione (caos), e una parte che utilizza pattern basati su una riserva sonora, fondamento di tutto il brano. L’introduzione si chiude con una cesura improvvisa diretta da uno dei ragazzi.
L’elettronica agisce attraverso la Granular Synthesis che emerge nel pianissimo dell’ensemble. Alla fine dell’introduzione il delay crea un effetto di sospensione che prepara l’atmosfera del primo tema.
Esposizione
I tema
Il Si bemolle del pianoforte introduce il tema della campagna descritta dalla voce cantata e da quella recitata attraverso le parole de La pioggia nel pineto di G. D’Annunzio. La prima utilizza le note appartenenti alla riserva sonora e sottolinea il carattere disteso e pacifico della natura attraverso parole sospese, contrappuntata dai fiati e dal pianoforte2. La voce parlata invece pone l’accento su determinate parole onomatopeiche che ispirano gli effetti creati dalle chitarre e dai violini in sottofondo. Il delay applicato alla voce parlata crea un’eco che si diffonde in tutta la sala, mentre sullo sfondo vengono proiettate immagini di paesaggi naturali modificate estemporaneamente dall’elettronica.
La sezione si conclude con l’espressione “voce del mare” e la comparsa sullo schermo dell’immagine relativa su cui si inserisce un nastro che ne riproduce il suono.
II tema
Una dissolvenza incrociata porta alla comparsa di un orologio sullo schermo, mentre un nastro riproduce un ritmo ossessivo, indice della vita di città. Su questa pulsazione si innestano i pattern affidati ai ragazzi, tratti da In C di T. Riley e adattati alla riserva sonora. I rumori della città vengono intensificati dal suono della viola moltiplicato e modificato estemporaneamente da un pitch shifter.
Sviluppo e ripresa
Lo sviluppo nasce dalla sovrapposizione dei due temi. Sebbene inizialmente l’uomo sembri prevalere sulla natura, quest’ultima riesce a imporre comunque la sua forza. A poco a poco la pulsazione diventa irregolare. Ritorna il caos. La voce cantata, su testo di Com’è bella la città di G. Gaber, e la voce recitata del tema della natura, si inseriscono in un crescendo prorompente, mentre sullo schermo vengono proiettate immagini di catastrofi naturali e disastri provocati dall’uomo.
Il direttore adulto entra allora in scena e con un gesto teatrale segna la fine di questa sezione.
Epilogo
L’epilogo rappresenta la “quiete dopo la tempesta”. L’uomo non può sconvolgere la natura a suo piacimento, ma deve imparare a rispettarla e a convivere con essa. I ragazzi suonano un brano scritto appositamente per loro e ispirato al I tema, che dà spazio al suo interno a suoni della natura (gorgoglio dei ruscelli, cinguettio di uccelli ecc.) e alle relative immagini. Su questo sfondo si staglia la forte perorazione tratta da Corpo celeste di Anna Maria Ortese (Milano, Adelphi 1997), preventivamente registrata da una ragazza del gruppo.
In Kontrasti, il linguaggio visivo affianca e integra quello musicale e le immagini diventano vere e proprie metafore visive del contrasto uomo-natura. Le immagini, quasi statiche, che ritraggono una campagna silenziosa e tranquilla contrastano con quelle della città, dai ritmi di vita incalzanti e frenetici, che l’elettronica trasforma in un vortice di suoni e colori che travolge tutto fino a sprofondare nuovamente nel caos. Dopo un improvviso momento di silenzio, ricompaiono ancora una volta, timidamente, le immagini della natura, accompagnate dal mormorio dei ruscelli e dal cinguettio degli uccelli. È un momento magico. Le immagini assumono un significato altamente evocativo, divenendo espressione diretta di sensazioni, emozioni, stati d’animo. Non ci sono dubbi sulla serenità e la pace che si possono trovare in natura e forse un giorno l’uomo imparerà ad apprezzarla.
Kontrasti: qualche istruzione per l’uso.
I materiali della performance sono qui scaricabili. Oltre al file audio con l’intera esecuzione del brano3, si può visionare la partitura integrale dell’Epilogo, la partitura grafica che fissa la successione lineare degli eventi e contiene le indicazioni necessarie per la regia del suono e delle immagini. Le immagini e i file audio con le bande sonore elettroniche e i campionamenti naturalistici possono essere richiesti a
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Ce n’è abbastanza per una riproduzione quasi fedele dell’originale, anche se è palese che non è questo che si deve cercare, ma il coinvolgimento attivo dei gruppi d’insieme con progetti che sappiano solleticare la loro curiosità, che li invitino alla partecipazione responsabile, che muovano la fantasia, promuovano il gusto estetico e li mettano nella condizione ideale d’impiegare i raggiungimenti tecnici individuali per dire qualcosa, meglio se qualcosa d’integrato, pluridisciplinare e magari appoggiato a tecnologie nuove e versatili. Ben vengano, quindi, insegnanti e compositori più o meno accademici che, a partire dai materiali scaricati, montino coi loro giovanissimi allievi un’avventura musicale simile, dove le proporzioni fra i pesi attribuiti all’improvvisazione, all’estemporaneità, alla lettura precisa, al gesto, alla parola, varieranno in relazione alle capacità del gruppo, ma senza abbassare la densità dei significati e dell’impatto emotivo.
Buon lavoro a tutti. Noi ci fermiamo per una prolungata pausa di riflessione, in attesa delle vostre proposte, ultimamente un po’ rarefatte e anche poco convinte. Non a caso abbiamo voluto concludere questa collaborazione con una sperimentazione che viene da un conservatorio, e in particolare da un dipartimento di didattica. Se non si comincia a fare ricerca attiva e “in situazione” nei luoghi deputati alla ricerca, preparando i futuri insegnanti di strumento e di musica d’insieme a fare gli insegnanti e a conoscere davvero i bambini e ragazzi, anziché limitarsi a studiarli sui libri di psicologia e pedagogia, il livello di qualità e d’innovazione della didattica scolastica rimarrà perennemente al palo.
Almeno non potremo rimproverarci di non aver provato…
Scarica MD157 Giacometti kontrasti partitura.pdf
Ascolta il brano
1Vi saranno sicuramente illustri eccezioni (ad esempio l’Istituto“Vecchi – Tonelli” di Modena e Carpi, dove lo scrivente dedica il secondo anno alla progettazione/realizzazione di esperienze di microteatro musicale, facendo lavorare insieme insegnanti e bambini), ma risulta che i conservatori italiani abbiano in generale interpretato questo corso come un normale insegnamento di musica da camera per adulti professionisti, coinvolgendo docenti interni privi di esperienza nel settore specifico della concertazione di ensemble di ragazzini ai primi anni dello studio strumentale. Tale tendenza è confermata dal fatto che molti allievi dei corsi abilitanti A077 ottengono dai Consigli di corso il riconoscimento automatico del credito per la biennalità di Musica da camera se già in possesso di un diploma di biennio strumentale a indirizzo concertistico.
2Si tratta in realtà di eterofonie, in quanto gli strumenti riproducono gli intervalli della voce con ritmi spostati e piccole varianti interne. Il modello di riferimento, oggetto di ascolto ragionato coi ragazzi, è stato il brano Altra voce di Luciano Berio per flauto contralto, mezzosoprano e live electronics (1999). Nel nostro caso, le eterofonie non erano scritte, ma estemporanee, per cui spesso sembrano quasi raddoppi temporalmente “sbagliati”.
3Per ragioni legate alla legge sulla privacy si è dovuto rinunciare alla pubblicazione delle riprese video, dalle quali si è però estrapolato un file audio, documento comunque fedele del buon livello musicale ed espressivo raggiunto dal gruppo.
- MD 157 Kontrasti
- MD 156 Sogno di Mozart
- MD 155 Astor
- MD 154 Super G
- MD 153 Montagne russe
- MD 152 Caccia ... alle streghe
- MD 151 Dodecafonia? Sì, grazie
- MD 150 Il Processo
- MD 149 Il granello di sabbia
- MD 148 Crazy Vowels
- MD 147 Metamorfosi bianca
- MD 146 Orfeo agli inferi
- MD 145 Pride and joy
- MD 144 Comporre musica con il minimo
- MD 143 Terre mobili
- MD 142 Il gioco del caos

