Caccia ... alle streghe [ovvero la scrittura aleatoria per la costruzione di forme e significati]
Che cos’è Caccia… alle streghe!
Questo brano, composto da Stefano Falleri, si presenta sotto forma di composizione aleatoria ed è stato pensato per un pianista e un chitarrista che si imitano e si contrastano a vicenda, attribuendo così un leggibile significato al naturale scompenso dinamico dei loro strumenti: dal goffo tentativo iniziale della chitarra di sopraffare le sonorità piene del pianoforte alla completa divaricazione timbrica del finale (cfr. la partitura), il pezzo è tutta una caccia reciproca, che in realtà non approda a nulla perché ognuno vede nell’altro una potenziale minaccia al proprio sound, senza riuscire mai a identificarla. Una “caccia alle streghe”, appunto, un po’ gratuita e, tutto sommato, autoreferenziale, dove a prevalere è il gusto per l’esplorazione del proprio strumento, per la costruzione ritmica e dinamica estemporanea, per la reazione immediata all’azione dell’altro.
Finalità didattiche
Come suggeriscono con chiarezza le disposizioni grafiche degli strumenti nella partitura, l’immagine evocativa del titolo offre innanzitutto l’occasione didattica per parlare di forme ad imitazione, quali appunto la “caccia”, il “canone” e altre analoghe, oltre a tutta una serie di obiettivi concomitanti e interagenti che possono riguardare:
a) lo sviluppo dell’ascolto individuale e reciproco;
b) la scoperta di modalità differenziate di attacco e di estinzione sonora, finalizzate alla creazione di equilibri/squilibri sonori;
c) la decodifica musicale di segni grafici semplici o complessi in funzione esecutivo/riproduttiva ed elaborativo/creativa;
d) l’acquisizione “attiva” delle differenze compositive ed estetiche fra opera chiusa e work in progress.
Pensato per due giovani esecutori, il cui livello minimo di preparazione corrisponde grosso modo a un terzo anno del corso di scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale, il brano può essere concepito sia come un’esecuzione estemporanea a carattere improvvisativo, privilegiando così la parte individuale creativa, sia come esecuzione preventivamente concordata, con assegnazione ai singoli esecutori di ruoli e parti precise nei domini della ritmica, dell’altezza e della dinamica, sempre partendo dall’interpretazione dei segni grafici e della loro organizzazione temporale all’interno della partitura aleatoria.
Dall’improvvisazione libera alla definizione di “riserve” sonore
Proprio il precedente richiamo a un’esecuzione più vincolata nella scelta delle altezze da abbinare ai segni grafici della partitura aleatoria apre interessanti possibilità di esplorazione linguistica. A partire da scelte condivise dai due studenti-esecutori, si potrà infatti giungere all’impiego consapevole di costrutti scalari e di insiemi sonori storicamente e stilisticamente connotati, che offriranno inoltre l’occasione per organizzare ascolti “trasversali” di composizioni d’autore appartenenti alla più vasta letteratura colta, funzionale, popular ed etnica. Dalla pentafonia alle scale esatonali e ottatoniche, per non parlare dei “modi a trasposizione limitata” di Messiaen e delle serie più o meno dodecafoniche, le “riserve sonore” permettono ai ragazzi di misurarsi con le proprie capacità d’intuire e di sostenere coerentemente il sound ottenibile da ciascuna di esse, scegliendo con cura gli abbinamenti suono-ritmo-dinamica e, soprattutto, confrontando, attraverso multiple sperimentazioni, i tratti peculiari di certe combinazioni lineari e verticali, in modo da poterli organizzare secondo i tre elementari princìpi dell’omogeneità/uniformità, della variazione e del contrasto. Abbinate a sottili trasformazioni delle durate e delle figure ritmiche che la partitura graficamente suggerisce (silenzi compresi), le “riserve” sonore aggiungono imprevedibilità di superficie e, insieme, coerenza strutturale alla nostra caccia alle streghe.
Solo per chitarra e pianoforte?
La presentazione di un brano per due soli strumenti all’interno di una rubrica didattica specificamente destinata alla musica d’insieme, può suonare inappropriata e limitante, ma la natura aleatoria della partitura di Caccia… alle streghe! permette proiezioni su organici molto più estesi, le cui implicazioni sonore dipendono dalla maggiore o minor coerenza delle articolazioni strumentali individuali con gli effetti sonori abbinati dall’autore a ciascun segno della partitura (cfr. la legenda qui a fianco riportata). Si aprono dunque molteplici possibilità di realizzazione, da quella estemporanea-esplorativa, in cui ogni allievo strumentista
sarà chiamato a ricercare sul proprio strumento sonorità analoghe a quelle pensate dal compositore per chitarra e pianoforte, alla vera e propria esecuzione di un brano per ensemble scritto dall’insegnante in partitura tradizionale interpretando e adattando la grafica aleatoria destinata al duo e il sotteso schema formale. Perché le streghe, forse, non esistono, ma gli incantesimi della musica sì. Sta a noi comprenderne il mistero e condividerlo con gli altri…
Finalità didattiche
Come suggeriscono con chiarezza le disposizioni grafiche degli strumenti nella partitura, l’immagine evocativa del titolo offre innanzitutto l’occasione didattica per parlare di forme ad imitazione, quali appunto la “caccia”, il “canone” e altre analoghe, oltre a tutta una serie di obiettivi concomitanti e interagenti che possono riguardare:
a) lo sviluppo dell’ascolto individuale e reciproco;
b) la scoperta di modalità differenziate di attacco e di estinzione sonora, finalizzate alla creazione di equilibri/squilibri sonori;
c) la decodifica musicale di segni grafici semplici o complessi in funzione esecutivo/riproduttiva ed elaborativo/creativa;
d) l’acquisizione “attiva” delle differenze compositive ed estetiche fra opera chiusa e work in progress.
Pensato per due giovani esecutori, il cui livello minimo di preparazione corrisponde grosso modo a un terzo anno del corso di scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale, il brano può essere concepito sia come un’esecuzione estemporanea a carattere improvvisativo, privilegiando così la parte individuale creativa, sia come esecuzione preventivamente concordata, con assegnazione ai singoli esecutori di ruoli e parti precise nei domini della ritmica, dell’altezza e della dinamica, sempre partendo dall’interpretazione dei segni grafici e della loro organizzazione temporale all’interno della partitura aleatoria.
Dall’improvvisazione libera alla definizione di “riserve” sonore
Proprio il precedente richiamo a un’esecuzione più vincolata nella scelta delle altezze da abbinare ai segni grafici della partitura aleatoria apre interessanti possibilità di esplorazione linguistica. A partire da scelte condivise dai due studenti-esecutori, si potrà infatti giungere all’impiego consapevole di costrutti scalari e di insiemi sonori storicamente e stilisticamente connotati, che offriranno inoltre l’occasione per organizzare ascolti “trasversali” di composizioni d’autore appartenenti alla più vasta letteratura colta, funzionale, popular ed etnica. Dalla pentafonia alle scale esatonali e ottatoniche, per non parlare dei “modi a trasposizione limitata” di Messiaen e delle serie più o meno dodecafoniche, le “riserve sonore” permettono ai ragazzi di misurarsi con le proprie capacità d’intuire e di sostenere coerentemente il sound ottenibile da ciascuna di esse, scegliendo con cura gli abbinamenti suono-ritmo-dinamica e, soprattutto, confrontando, attraverso multiple sperimentazioni, i tratti peculiari di certe combinazioni lineari e verticali, in modo da poterli organizzare secondo i tre elementari princìpi dell’omogeneità/uniformità, della variazione e del contrasto. Abbinate a sottili trasformazioni delle durate e delle figure ritmiche che la partitura graficamente suggerisce (silenzi compresi), le “riserve” sonore aggiungono imprevedibilità di superficie e, insieme, coerenza strutturale alla nostra caccia alle streghe.
Solo per chitarra e pianoforte?
La presentazione di un brano per due soli strumenti all’interno di una rubrica didattica specificamente destinata alla musica d’insieme, può suonare inappropriata e limitante, ma la natura aleatoria della partitura di Caccia… alle streghe! permette proiezioni su organici molto più estesi, le cui implicazioni sonore dipendono dalla maggiore o minor coerenza delle articolazioni strumentali individuali con gli effetti sonori abbinati dall’autore a ciascun segno della partitura (cfr. la legenda qui a fianco riportata). Si aprono dunque molteplici possibilità di realizzazione, da quella estemporanea-esplorativa, in cui ogni allievo strumentista
sarà chiamato a ricercare sul proprio strumento sonorità analoghe a quelle pensate dal compositore per chitarra e pianoforte, alla vera e propria esecuzione di un brano per ensemble scritto dall’insegnante in partitura tradizionale interpretando e adattando la grafica aleatoria destinata al duo e il sotteso schema formale. Perché le streghe, forse, non esistono, ma gli incantesimi della musica sì. Sta a noi comprenderne il mistero e condividerlo con gli altri…
- MD 157 Kontrasti
- MD 156 Sogno di Mozart
- MD 155 Astor
- MD 154 Super G
- MD 153 Montagne russe
- MD 152 Caccia ... alle streghe
- MD 151 Dodecafonia? Sì, grazie
- MD 150 Il Processo
- MD 149 Il granello di sabbia
- MD 148 Crazy Vowels
- MD 147 Metamorfosi bianca
- MD 146 Orfeo agli inferi
- MD 145 Pride and joy
- MD 144 Comporre musica con il minimo
- MD 143 Terre mobili
- MD 142 Il gioco del caos

Scarica MD152 Giacometti Caccia alle streghe Partitura.pdf