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Le Arti chiamano, il Ministro risponde

Intervista al Ministro Stefania Giannini,

a cura di Roberto Neulichedl

 

Con la riforma 508 del 1999 (approvata ormai quindici anni fa, ma ancora in attesa di alcuni decreti attuativi che ne garantiscano piena applicazione) l’architettura formativa nel settore professionale della musica è stata oggetto di una complessa rivoluzione: sia ordinamentale (con il progressivo abbandono del tradizionale modello formativo), sia a livello culturale (con la riorganizzazione dei contenuti formativi e della loro articolazione epistemico-disciplinare).

Questa riorganizzazione del sistema – oltre a toccare in diverso modo Accademie di Belle Arti, Accademia di Danza, e quella di Teatro – ha investito i Conservatori e gli Istituti Musicali Pareggiati, i quali hanno dovuto riadattare la loro offerta formativa uniformandosi agli standard europei attraverso una nuova segmentazione dei percorsi “quantizzati” in crediti formativi (ci riferiamo naturalmente al Bologna processhttp://www.bolognaprocess.it/).

Dello stato dell’arte del settore si è recentemente occupato un apposito Cantiere AFAM che, per conto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, ha elaborato un articolato documento denominato Chiamata alle Arti.

Da quel documento partiamo per interloquire con la Senatrice Stefania Giannini, nella sua veste di Ministro, la quale molto gentilmente ci ha concesso questa intervista.

Di ciò la ringraziamo anche a nome dei lettori.

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Dopo un solo anno di nuovo corso della rivista Musica Domani – la semestralità, una nuova redazione, una veste grafica e un progetto editoriale diversi – si cambia ancora.
La rivista si smaterializza, lascia la sua dimora di carta e si trasforma in un gioco di combinazioni tra 0 e 1: matematica, segni provvisori. Per chi parla di musica non dev’essere difficile immaginare una simile dimensione fatta di fisicità aleatoria, proprio come un vibrato, un fraseggio sospeso...
Il combinato disposto tra limiti economici e un mondo della comunicazione completamente rivoluzionato (l’unica vera rivoluzione avvenuta nel mondo in tempi recenti) ha indotto il CDN della SIEM a compiere questo difficile, ulteriore passo e noi, dopo non poche esitazioni, abbiamo accettato la sfida.
La rivista quindi è solamente on line, scaricabile in PDF protetto, trasportabile su qualunque supporto elettronico senza peso, in quadricromia, con un formato più conforme con gli schermi 16/9 e soprattutto più ricco di contenuti e di pagine. In un secondo tempo abbiamo poi l’obiettivo di inserire ipertesti audio e video come nei quotidiani on line più diffusi, per sfruttare la possibilità di offrire alcuni approfondimenti reticolari a partire dai contenuti diretti inseriti nella rivista.
Ci rendiamo conto del fatto che per i non nativi digitali la parte materica possa mancare, ma confidiamo nella capacità adattiva posseduta dai musicisti in misura importante, da sempre.
Anche la redazione si è modificata riducendosi a pochi soggetti, per cercare di ottimizzare i tempi decisionali e facilitare la comunicazione tra l’editore (la SIEM) e la rivista: è doveroso rivolgere un ringraziamento a Monica Castellani, Alessandro Lamantea, Sandro Marrocu, Maria Carmela Ranieri e Tiziana Rossi, per il loro contributo competente e vivo in un anno di transizione tutt’altro che semplice.
Confidiamo nel fatto che la qualità dei contenuti proposti dalla rivista, la preziosità della veste grafica e la nostra volontà di proseguire nonostante tutto in questa avventura conservi intatta la coorte dei lettori di oggi e faciliti l’avvicinamento di nuovi educatori, musicisti, studiosi e operatori musicali con i quali estendere il teatro del confronto e dello scambio attorno al valore del fare, pensare e amare la musica.

Contiamo sull’aiuto di tutti e vi ringraziamo fin d’ora.

Gianni Nuti